Diario per mio figlio, intervista a Silvestra Sorbera

La fecondazione artificiale è un argomento difficile da affrontare. Molte donne si incontrano nei forDiario fecondazione artificialeum online ed evitano di parlare apertamente del percorso che stanno affrontando. Lo racconta bene Silvestra Sorbera nel suo nuovo libro, Diario per mio figlio. Un ebook difficile da classificare perché comprende un racconto, un diario, un commento molto personale dell’autrice e di suo marito sul tema.

Abbiamo deciso di intervistarla per comprendere le ragione che l’hanno spinta a scrivere e per parlare, con delicatezza, di un problema che affligge molte coppie e di cui ancora poco si racconta e bene.

Cosa credi che possa regalare questa storia alle lettrici?
Speranza, almeno è quello che mi auguro. La fecondazione assistita è un percorso difficile, i momenti di sconforto sono tanti e sapere che prima o poi, in alcuni casi, il figlio tanto desiderato arriva, credo sia di sollievo. Quando io desideravo il mio bambino, conoscere persone che erano riuscite a farcela mi dava coraggio; il coraggio per andare avanti e non arrendermi nonostante la stanchezza e la paura.

Pensi sia possibile rompere il tabù intorno al tema della fecondazione assistita? Come?
Penso di sì e in un modo molto semplice: parlandone! Il mio romanzo è in vendita da pochissimo e ho ricevuto tantissime mail di donne, alcune le conoscevo altre no, che mi hanno detto di aver vissuto la mia stessa esperienza. Il fatto di non riuscire ad avere figli viene vissuto come una vergogna, una mancanza e quando dici a qualcuno di non riuscire a rimanere incinta spesso la risposta che ti viene data è: “Ma è colpa tua o di tuo marito?”. Non è colpa di nessuno. Se ti viene un infarto di chi è la colpa? Quindi smettiamola di utilizzare questo termine, cominciamo a considerare l’infertilità una malattia e iniziamo a parlare anche di infertilità maschile perché poi, nel nostro paese, è più tabù l’infertilità maschile che quella femminile. Ecco, una cosa è l’infertilità, una cosa è la virilità, spesso gli uomini non capiscono la differenza. A questo punto tra l’essere derisi e stare zitti si preferisce la seconda opzione. Poi c’è il problema lavoro. Se per il papà in potenza bastano pochi permessi, per la donna non è così. Io facevo i monitoraggi di mattina e lo stesso vale per i trattamenti di PMA e quindi ho preso molti permessi. Ora se oggi una donna va dal proprio capo e inizia a spiegare tutto questo, nella mente del suo datore di lavoro si affaccia lo spettro della maternità e dei permessi e della sostituzione e così via. In Italia la PMA è tabù ma anche avere dei figli in maniera naturale per le donne lavoratrici non è certo facile. 

Infertilità, silvestra sorberaNei forum dedicati al tema le donne parlavano apertamente di quanto fosse difficile spiegare agli altri il proprio desiderio di maternità?
Sì. Io, come Eleonora, la protagonista del romanzo, ho usato un nickname per il forum, perché la rete ti regala la possibilità di nasconderti e fare anche le domande più banali senza metterci la faccia, senza esporti. Mentre vivevo da protagonista la mia storia, avevo bisogno di protezione e conforto e sono riuscita a trovarla tra donne come me, infertili come me. All’inizio avevo paura, dovevo capire bene questo nuovo mondo e poi, nei vari forum, mi sono accorta che il problema era comune. La prima volta che ho detto a degli estranei che mio figlio era frutto della fecondazione assistita è stato al corso pre-parto….praticamente Simone stava nascendo!

Perché hai deciso di raccontare una storia così personale e delicata?
Perché parlarne serve. È servito a me e servirà a chi cerca informazioni per il suo percorso personale. Badate, le coppie che ogni anno si rivolgono ai centri di fecondazione assistita è in aumento. Non sono un medico e quindi non mi metto a cercare di capire il perché ma, una cosa è certa….l’infertilità esiste, è parte di me, è parte della coppia. Non è facile accettarsi, non è semplice ammettere di non essere in grado di “fare la cosa più semplice del mondo” per citare una frase del romanzo. Ma è così: e allora aiutiamoci. 

Le persone che frequenti abitualmente sapevano che stavi lavorando a Diario per mio figlio? Come hanno reagito o come pensi che reagiranno?
Le persone a care sapevano della mia infertilità, del mio percorso, con qualcuna avevo accennato al romanzo, ma non sono mai scesa nel dettaglio se non a ridosso della pubblicazione. Come reagiranno? Non lo so. Io, mio marito, Simone, siamo gli stessi di ieri. Cosa è cambiato in fondo?

Scheda libro

The following two tabs change content below.
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *