La rinascita di Valentina

Valentina ColmiDiamo il benvenuto a Valentina Colmi, autrice del blog post-partum.it, che ha deciso di raccontare la sua esperienza con la depressione post partum, per tessere con altre mamme una rete di condivisione, ascolto e rinascita. La storia completa di Valentina la trovate nel libro Out of the blue – La rinascita di una mamma, che noi di LazyBOOK siamo felici di presentare proprio in occasione della Festa della mamma.

In questa intervista, abbiamo chiesto all’autrice il perché della sua decisione di esporsi, quale messaggio è possibile dare alle neo mamme e qual è il ruolo, importantissimo, del partner. E se avete bisogno di un incoraggiamento, volate all’ultima domanda :)

Quando hai deciso di raccontare la tua depressione e perché?
Ho deciso di raccontare la storia della mia depressione all’inizio del 2014: ero ancora in terapia, ma il mio percorso cominciava ad essere in discesa. Volevo che altre mamme potessero sapere che non ci si deve vergognare a chiedere aiuto, perché non si è cattive persone; semplicemente può capitare che sopratutto con il primo figlio non sia così semplice. Le notti insonni, la stanchezza, la mancanza di tempo e tutti che ti dicono solo quanto devi essere contenta, non aiutano certo una neo mamma confusa e triste. Ecco, per me era arrivato il momento di squarciare un velo dietro le solite frasi fatte, come quella dell’istinto materno, che è una balla colossale.

Perché scrivere un racconto così personale?
Perché non scriverlo? :) Per me è un momento curativo: raccontandomi mi sono spogliata di tanti pregiudizi e sovrastrutture che avevo verso me stessa. M’immaginavo di essere una mamma perfetta, sempre amorevole, con tanta pazienza e pronta a capire al volo i bisogni di mia figlia. Non è stato così, per tanto tempo è stato difficile, ma poi ho capito che potevo essere una madre addirittura migliore, non da pubblicità, ma sicuramente vera.

Out of the blue Post partumChe rapporto si è creato fra te e le lettrici del blog?
Penso che ci sia molta fiducia da entrambe le parti. Io mi affido alla Rete per raccontare quello che mi accade, mentre loro si rivolgono a me – che sono comunque una sconosciuta – per dirmi cose che probabilmente fanno fatica a confessare anche al proprio compagno o marito. È proprio questo il mio obiettivo: far sì che non si sentano sole, che possano convincersi a chiedere aiuto e che soprattutto c’è qualcuno che le ascolta e non le giudica, proprio perché ci sono passata.

Qual è la richiesta che ti viene rivolta più spesso attraverso il blog?
Non è tanto una richiesta, quanto una conferma del fatto che sia o meno depressione post partum il malessere di cui soffrono. Io ovviamente non sono una psicologa e non posso fare diagnosi, per questo mi attivo a trovare degli indirizzi utili a cui possano chiedere aiuto. Spesso lascio il mio numero di cellulare così possiamo sentirci su Whatsapp e queste mamme hanno così modo di spiegarmi meglio come si sentono.

Quale la narrazione più frequente?
Per quella che è la mia esperienza, spesso si tratta di mamme che si ritrovano a casa sole con i bambini perché il marito lavora, non hanno la famiglia vicino, non lavorano oppure si sono dovute licenziare per occuparsi dei figli e quindi non hanno indipendenza economica; oppure hanno un rapporto conflittuale con la propria famiglia d’origine. Non si tratta di madri necessariamente al primo figlio.

Nei racconti che le mamme ti donano, che ruolo hanno i compagni e le compagne?
È difficile per chi sta accanto a queste madri riconoscere che c’è qualcosa che non va. La depressione, non avendo sintomi fisici, viene spesso sottovalutata. La mamma si sente etichettata come un’ingrata per non sprizzare di gioia dopo la nascita di suo figlio. La verità è che spesso ci si aspetta che una donna che diventi madre immediatamente assuma le fattezze di un essere onnipotente, che tutto può e tutto sa, mentre spesso è solo una persona spaventata che non sa nulla della vita che ha messo al mondo e che deve imparare a conoscere.

Quanto conta il partner nella diagnosi e nel superamento della depressione?
I papà sono fondamentali. Devono essere il punto di riferimento per le proprie compagne, ascoltarle, cercare di non fare confronti dicendo frasi del tipo: “mia madre ha tirato su quattro figli e tu ti lamenti di uno”. No, signori padri, non si fa. Per fortuna gli uomini al giorno d’oggi sono molto più svegli di quanto non fossero anche solo 30 anni fa e sono perfettamente in grado di sostituirsi alla mamma nel cambio del pannolino o del bagnetto. Se poi il bambino viene allattato con il biberon, anche nel momento dei pasti. Dobbiamo essere noi mamme a lasciare loro spazio: quando  abbiamo concepito il nostro bimbo non eravamo certo sole.

Quali sono, secondo te, i segnali che vengono frequentemente ignorati?
Come dicevo prima, la depressione essendo una malattia senza sintomi apparenti, viene spesso sottovalutata e ignorata. Il pianto, le crisi d’ansia, la voglia continua di dormire o viceversa l’essere sempre vigili per paura che il bambino stia male possono essere dei segnali d’allarme. Questi però sono solo alcuni dei sintomi: la depressione post partum può avere origini diverse e sintomi piuttosto comuni, per questo si fa fatica a determinare una diagnosi corretta.

Alle donne che hanno paura di riconoscersi nei sintomi della depressione post partum, cosa vorresti dire?
Di non avere paura. Di non ascoltare chi tenta di far sentire loro delle pessime madri perché hanno capito di aver bisogno d’aiuto. E poi di non isolarsi, ma di parlare con i propri famigliari per far capire loro che non si sta bene, anche se la decisione sulla propria salute spetta solo alla donna: se decide di andare in terapia, che ci vada, non si tenti di convincerla che non le serve e che tutto passerà con il tempo. Perché, mi spiace dirlo, non passerà.

Lascia un messaggio alle future mamme e alle neo mamme che si sono incuriosite a questa intervista.
Care future e neo mamme, innanzitutto grazie per aver letto fino alle fine :) Scherzi a parte: all’inizio non saprete nulla, vi sembrerà di fare tutto male, che le altre siano più brave di voi. Non è vero, ci passano tutte, solo che è meglio non pronunciarlo ad alta voce. Essere madri è il più grosso sconvolgimento che una donna possa provare ed è normale sentirsi un po’ spaesate. Se non state bene, però, chiedete  – non mi stancherò mai di ripeterlo – aiuto, fregatevene di tutti: siete voi la cosa più importante. Vedrete che il vostro bambino, quando vi vedrà sorridente e vera, sarà orgoglioso di voi.

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Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.

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